L'Origine del Canale Candiano

a cura di FrameLAB | DaLiA (Darsena Living Archive)

Carta delle pinete ravennati

La Ravenna Antica

«Delle città situate fra le paludi la maggiore è Ravenna, costruita interamente in legno e attraversata dall’acqua: vi si circola perciò su ponti e su barche».

Strabone, Geografia V 1,7 (trad. di A.M. Biraschi)

 

Così Strabone descrive Ravenna, a testimonianza del fatto che il legame tra le acque e la città fosse molto antico e precedente la stessa età repubblicana di Roma.

Una delle prime immagini della Ravenna antica risale al '600 quando Vicenzo Coronelli, cosmografo ufficiale della repubblica di Venezia, ne realizzò un’incisione in cui la città è raffigurata come un agglomerato disperso tra cinque isolotti allacciati da ponti, su rami di acque correnti.  

 

L'antico porto di Classe

La presenza di acque fluenti e di flussi marini, che impedivano il depositarsi di fondi melmosi, fecero di Ravenna un sito ottimale per la costruzione di un porto. Fu così che lo stesso imperatore Ottaviano Augusto scelse la città come sede della seconda flotta militare, la Classis Ravennatis, che diede poi il nome a Classe.  Il porto fu sistemato in bacini interni, creatisi grazie alla Fossa Augusta, un canale scavato fatto escavare dall'imperatore per far confluire parte della deltazione del Po a sud della pianura.

 

Il porto romano raggiunse la sua massima espansione nel II-III secolo d. C., ma andrà incontro a un progressivo interramento causato dalle particolari condizioni territoriali ed idrografiche dell'area ravennate.

Il Pons Candiani

Poco più a sud del porto di Classe, scorreva il Canale Candiano.

Numerose sono le fonti documentarie che menzionano il nome Candiani. Già in un atto notarile del 1123 si fa riferimento ad un pons che dovette trovarsi presso l’antico canale Candianus, il cui idronimo sembra trovare conferma nel toponimo pons Candidianus, già noto anche in età altomedievale.

Nel 1135, un altro documento menziona un Canale de Candiani fossa Pontis Petri, e ancora, lo storico bizantino Giordane nell'opera Sulle origini e le imprese dei Geti (XXIX, 147) cita un Pons Candidiani qui tertio miliario ab urbe aberat. 

Due secoli dopo, nel 1300, questo ponte viene nuovamente citato nella cronaca Aedificatio civitatis Ravennae, come costruzione già esistente nel V secolo. Oltre alle fonti documentarie, questo nome è presente anche nella documentazione cartografica. Infatti, in una mappa veneziana del XV secolo, comapare il toponimo Ponte Candiano, e in una mappa redatta dal frate camaldolese Giuseppe Antonio Soratini, datata al XVII secolo, sono presenti anche il canale Panfilio, l’antica orma del canale Candiano e quella del Savio, il porto Candiano antico e il porto di Augusto.

Il Porto Candiano

Con riferimento al VIII secolo, lo storico Agnello parla di almeno cinque diversi porti nell'area ravennate, tra cui il porto Candiano, sorto a sud del porto romano di Classe in corrispondenza della foce del Canale Candiano, che dalla valle Candiana (ora Standiana) giungeva sino al mare.

 

Nel XIII secolo, con l’adduzione dei fiumi Ronco e Montone ed il progressivo allontanamento della linea di costa, dei cinque porti menzionati da Agnello, solo quello Candiano resiste, a prezzo di escavazione del fondale costose e  per questo poco frequenti.

 

Grazie alla dominazione veneziana, il portus Candiani continua a resistere, rimanendo il principale scalo dell'area. 

 

Nel 1612 il legato pontificio Bonifacio Gaetani promosse nuovi lavori di scavo, ottenendo la riconoscenza dei ravennati con la colonna eretta in suo onore presso il porto, che oggi si trova in piazza dell’Aquila (Piazza XX Settembre). 

Dal Porto alla Città

Successivamente, nel 1652, venne progettato e realizzato l’escavo del canale Panfilio, un'idrovia artificiale creata per connettere il Porto Candiano alla città di Ravenna. Lo sbocco era infatti presso l'odierna Porta Nuova, e Via Panfilia ricalca quello che era il corso di questo canale.

 

Questa infrastruttura portuale durò poco a causa delle trasformazioni idrauliche Settecentesche, ma per un breve tempo diede un certo impulso al commercio.

Dal Porto Candiano al Canale Candiano

"Il quarto ed ultimo difetto considerabile è lo […] per più di mezzo miglio dalla Città la Navigazione del Canale Pamfiglio; Ogn’un sa, e bisognerebbe condur le Navi sino in mezzo alla Città per dar’esecuzione al sopradetto Progetto. (...) ; senza paragone sarebbero poi miglia da navigarsi, quando fossero ristretti, e regolati nella loro foce; il che facendosi co(…)si è detto al nuovo Alveo COD si avrebbe un’ottimo Porto."

(estratto del documento 'Pianta de' due ultimi Progetti, che sono stati proposti per allontanare i due Fiumi Ronco, e Montone dalla Città di Ravenna')

 

Negli anni 1733-39 vennero effettuati nei dintorni della città grandi lavori idraulici, atti a deviare dal circuito urbano dei fiumi Ronco e Montone e ad indirizzarli a mare in un cavo unico, con percorso distante 3km dalla città.

La nuova inalveazione andò a resecare il canale Panfilio e aprì il problema di ricavare un’idrovia alternativa.

 

Il percorso a mare più ragionevole fu quello verso est, ossia quello che sfruttava l’alveo abbandonato dei due fiumi.

 

Nel 1737 iniziarono i lavori per il canale Corsini, chiamato così in onore al papa regnante Clemente XII Corsini, che i ravennati preferirono da allora chiamare Candiano, trasferendo al nuovo porto il nome del vecchio.